De Blasio si copre a destra con il poliziotto della tolleranza zero

Bill de Blasio ha investito molte energie per trasformare Ray Kelly, capo della polizia di New York durante la lunga stagione di Bloomberg, nell’idolo polemico definitivo per i cultori dei diritti civili. Era lui il responsabile dello stop-and-frisk, l’odiosa consuetudine poliziesca di fermare e perquisire gente a casaccio o, peggio ancora, in virtù di pregiudizi razziali.
15 AGO 20
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New York. Bill de Blasio ha investito molte energie per trasformare Ray Kelly, capo della polizia di New York durante la lunga stagione di Bloomberg, nell’idolo polemico definitivo per i cultori dei diritti civili. Era lui il responsabile dello stop-and-frisk, l’odiosa consuetudine poliziesca di fermare e perquisire gente a casaccio o, peggio ancora, in virtù di pregiudizi razziali. Ora Kelly non può passeggiare per strada o tenere una conferenza all’università senza essere bersagliato dai fischi di attivisti indignati, mentre il sindaco, dovendo trovare un sostituto credibile, non si fa problemi a richiamare in servizio William Bratton, il leggendario superpoliziotto che ha guidato la ripulitura della città negli anni di Rudy Giuliani, altro incubo dei progressisti. La rivoluzione radical avanza a piccoli passi.
Bratton è stato commissario dal 1994 al 1996, anni di crollo verticale dei crimini violenti in città e in tutta l’America. E’ stato celebrato dai giornali come l’eroe che aveva finalmente vinto la battaglia contro il crimine, civil servant inflessibile e cinematografico e contemporaneamente lo studioso che voleva combattere la violenza con una precisa strategia sociologica. E per primo ha applicato sistematicamente la teoria delle “broken windows” sviluppata da James Wilson e George Kelling: una sola finestra rotta in un palazzo innesca un meccanismo per cui presto altre finestre verranno rotte. Il crimine attira altro crimine. La soluzione è evitare che si rompa la prima finestra, oppure ripararla nel più breve tempo possibile. Così Bratton ha preso a promuovere la prevenzione di piccoli reati, ha messo fuorilegge i lavavetri, ha bersagliato gli imbrattatori di muri e chi faceva i propri bisogni lungo la strada, nella convinzione che la somma di piccole impunità induca un peggioramento statistico dei reati più gravi. A questo ha affiancato la creazione di un database per le analisi statistiche dei flussi criminali, strumento fondamentale per la prevenzione, ma che ha condotto a quello stop-and-frisk che il neo sindaco avversa come un sopruso inaccettabile. Era il precipitato criminologico della “tolleranza zero” invocata da Giuliani e se il rapporto fra i due è finito con un licenziamento in tronco è stato per l’incompatibilità dei caratteri, non delle convinzioni.
Questo poliziotto che parla ancora con l’accento di Boston – come del resto succede a Bloomberg – ha avuto poi successo globale come consulente, arrivando infine a guidare con buoni risultati quel ginepraio che è la polizia di Los Angeles. Ma anche lì sono spuntate le accuse di abusi ed è riaffiorato lo stop-and-frisk. David Cameron lo avrebbe voluto a capo delle forze dell’ordine londinesi, ma la nomina è saltata per insormontabili questioni di cittadinanza. I risultati positivi di New York hanno lanciato la sua carriera, anche se, nota qualcuno, in realtà Bratton si limitò allora a migliorare un sistema messo a punto dal suo predecessore nei primissimi anni Novanta, il commissario che aveva impostato la campagna anticrimine sotto l’ultimo sindaco democratico: il solito Ray Kelly. Ironia ulteriore: De Blasio a quel punto lavorava proprio con Dinkins, il precursore della tolleranza zero. Bratton è la meno deblasiana delle scelte possibili, ma al neo sindaco non sfugge la logica degli equilibri che occorre seguire per fare “il secondo lavoro più difficile d’America”; e per avere campo aperto a sinistra mette a tacere i critici con una nomina di destra, in un ambito, la sicurezza, in cui nemmeno il più rivoluzionario dei leader può permettersi leggerezze.